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Intervistatore:

Come la devo chiamare?

Satana:

Messere. Mi chiami semplicemente Messere. Mi raccomando la “M” maiuscola.

Intervistatore:

Molto bene, Messere. Potrebbe spiegarci le ragioni della sua ribellione a Dio? Vorrei essere più preciso: dato che il Signore aveva già stabilito la necessità dell’esistenza del Male nel mondo, non crede che il suo gesto abbia fatto, per così dire, il gioco del suo avversario?

Satana:

Fandonie. Non c’è stata nessuna ribellione. Soltanto una scommessa.

Intervistatore:

Una scommessa?

Satana:

Ma certo. Un giorno venne da me con l’occhio che gli brillava di entusiasmo, al punto che tutto il triangolo ne veniva illuminato.

“Mi è venuta un’idea grandiosa” mi disse. “Ho deciso di creare una razza di esseri senzienti, fatti a mia immagine e somiglianza. Essi eserciteranno il loro libero arbitrio, e potranno quindi decidere se schierarsi dalla parte del Bene o del Male.”

Lo scrutai per un attimo, approfittando del fatto che aveva già creato la luce (il che rendeva possibile la cosa).

“Che cos’è il Bene?” Gli chiesi. Mi fissò a sua volta, come se fossi stato un ebete.

“Il Bene è l’armonia che si crea quando le parti si rendono conto del loro ruolo nel Tutto e lo accettano, appunto, liberamente.”

La cosa mi sembrò contraddittoria fin dall’inizio. Quanto a Dio, il suo ruolo nel tutto è quello di comandare: se l’è attribuito da sé e non c’è dubbio che lo accetti liberamente; ma questi poverini non hanno scelto di far parte della creazione. Tuttavia, preferii tenere per me le mie considerazioni, almeno per il momento.

“E il Male, che cosa sarebbe?”

“L’assenza di Bene!” Mi rispose.

“Nel senso che il tutto è disarmonico, o nel senso che le parti non accettano di contribuire a renderlo armonico?”

“Le solite domande capziose! Il tutto può essere armonico solo se le parti contribuiscono a renderlo tale.”

“Ho capito” gli dissi. Per questo hai deciso di farli identici a te, onnipotenti e onniscienti…”

Mi fissava con aria interrogativa.

“Sei tu che l’hai detto” soggiunsi. “Ho sentito benissimo che li vuoi creare a tua immagine e somiglianza.”

“Sì” mi rispose “ma non onnipotenti e onniscienti.”

“Quindi toglierai loro l’onnipotenza? Lo sai che l’onniscienza priva di onnipotenza è la cosa più tragica che possa capitare a una mente senziente? Oppure l’onniscienza? Se li fai onnipotenti ma non onniscienti, rischiano di fare danni seri…”

“Né onnipotenti, né onniscienti. A mia immagine e somiglianza, tranne che per questi aspetti. Così ho deciso.”

Non riuscivo più a trattenermi.

“Se non li fai onniscienti, come speri che riescano a comprendere dove sta l’armonia del tutto a cui tieni tanto?”

Pensavo che si sarebbe arrabbiato. Mi diverte sempre farlo arrabbiare: di solito scuote qualche montagna, o fa venire il diluvio, ma quella volta no. Lo vidi assumere un’aria pensosa.

“Non è semplice, te ne do atto. Ho riflettuto a lungo, e secondo me ci sono due modi possibili: fare in modo che acquistino consapevolezza del Bene attraverso le loro relazioni reciproche, oppure meditando sul loro ruolo cosmico. Nel primo caso, si tratterebbe di fornire loro un comandamento del tipo: comportati con gli altri come vorresti che gli altri si comportassero con te. Il secondo modo è più difficile; porta a un comandamento che suona più o meno così: comportati come se il tuo comportamento definisse una regola generale, valida per tutti. Che ne pensi? Non ti sembra interessante?”

“Il primo comandamento porta a dilemmi non risolvibili” gli risposi.

Lo vidi aggrottare il triangolo.

“Cioè? Fammi un esempio.”

“Te lo farò. Mario e Luisa (due di loro) si amano nel modo più casto e pio, e non vorrebbero altro che passare la serata insieme. Non importa dove, purché stiano insieme. Per tua volontà (sono sicuro che non vorresti mai rinunciare a questa opportunità) i loro cellulari si rompono nello stesso momento, cosicché per tutto il giorno non sono in grado di comunicare. Lui vorrebbe andare a vedere la partita di calcio, lei invece un’opera lirica. Lui odia l’opera, lei detesta il calcio. Applicando (devotamente) la tua prima regola, lui si ritrova da solo a teatro, e lei è costretta a sorbirsi le urla dei tifosi senza nessuno accanto che le dia conforto.”

Per un attimo sentii la terra tremare, ma la cosa durò solo pochi secondi.

“E’ solo un esempio, un caso tra milioni e milioni…” Era chiaro che cercava di controllarsi.

“Sì, ma intanto i due ti maledicono. La gente intorno a loro si rende conto che non hanno fatto altro che applicare il tuo comandamento, e ne deducono che esso (il comandamento) è sbagliato. Iniziano a fare di testa loro, e intanto l’armonia si sgretola. Un comandamento è una cosa seria: se ne dai uno, sarà bene che funzioni senza eccezioni di sorta.”

Era perplesso, lo vedevo.

“Posso sempre utilizzare il secondo comandamento. Quello non ha eccezioni.”

Era talmente infatuato dell’idea, che non si rendeva conto della catastrofe cui stava dando inizio. Accavallai gli zoccoli e mi stesi comodo sulla poltrona, badando a non schiacciarmi la coda.

“Sarà un disastro. In nome del Bene, dell’Armonia o di quello che vuoi tu finiranno col seminare il Male.”

“In questo caso li distruggerò. Però non credo che andrà a finire così.”

“Scommettiamo?”

“Va bene” mi rispose. “Che cosa scommettiamo?”

“Quando ti darai per vinto, me li consegnerai e io farò di loro quello che voglio.”

Intervistatore:

Per fortuna, Messere, lei ha perso la scommessa…

Satana:

Ne è sicuro? Si vede che davvero siete fatti a Sua immagine e somiglianza… Possibile che anche lei non si renda conto del problema?

Intervistatore:

Sinceramente, no. L’idea mi sembra ottima.

Satana:

Vediamo di ragionarci sopra. Stando al secondo comandamento, ciascuno di voi deve riflettere su quale sia il Bene collettivo, e comportarsi come se il suo comportamento definisse, per l’appunto, l’essenza stessa del Bene. E’ così?

Intervistatore:

Non esattamente. Ciascuno di noi deve comportarsi come se il suo comportamento definisse una regola morale valida per tutti.

Satana:

E qual è la differenza? Potrebbe una regola morale valida per tutti portare al male collettivo? Adesso, si metta nei panni di un trinitarista del  325 D.C. E’ chiaro che, dal suo punto di vista, il diffondersi dell’eresia ariana porterebbe scompiglio nel mondo cristiano, confonderebbe le menti dei credenti, in ultima analisi farebbe il mio gioco. Applicando il secondo comandamento, non gli resterebbe altro che mettere tutti gli ariani sul rogo! Del resto, per duemila anni i cristiani non hanno fatto che questo: bruciare gli eretici e muovere guerra agli infedeli, sempre applicando il principio secondo cui bisogna definire regole morali valide per tutti. Lo sa lei quanti sono stati i morti durante le guerre di religione in Europa? Ha una pallida idea di quante povere donne siano state bruciate come streghe, soltanto perché si comportavano in un modo che la loro collettività giudicava strambo? In piazza del Campo dei Fiori, a Roma, qualcuno ha eretto un monumento a un certo Giordano Bruno da Nola, arso vivo perché sostenne l’ipotesi dell’”infinito universo e mondi”. Ce ne fu un altro, credo, un boemo che si chiamava Jan Hus. E anche un altro… Ma non vuole più sentire? Potrei elencarglieli tutti, ma non finiremmo più. In sostanza: l’idea che ciascuno applichi un criterio morale universale sarebbe ottima, se voi umani foste provvisti di onniscienza e sapeste quindi distinguere in ogni caso il Bene dal Male. Purtroppo non è così. Anche in buona fede, quello che sapete fare è definire il vostro criterio morale parziale che dipende dalla vostra intelligenza, dalla vostra preparazione, dalla cultura dominante. Tutte cose lontanissime dal Vero.

Intervistatore:

E come se ne viene fuori?

Satana:

Non se ne viene fuori. Per questo ero sicuro di vincere la scommessa. A un certo punto anche Lui se ne rese conto. Cambiò la regola, modificò il comandamento. Il risultato suonava più o meno così: ciascuno si comporti come se il suo comportamento definisse la regola morale universale stabilita da Santa Madre Chiesa. Il target, se mi permette questa espressione, era stato abbassato di parecchio, ma per lo meno in questo modo si impediva alla gente di andare in giro a bruciare quelli che non condividevano la loro personale opinione su che cosa fosse il Bene. Cioè: si bruciavano soltanto quelli che non condividevano l’idea del Bene secondo la Chiesa. I roghi non diminuivano, anzi aumentavano, ma almeno la gente sapeva a quale opinione convenisse conformarsi.

Intervistatore:

Ma questo punto di vista non sembra morale…

Satana:

Perché no? In fin dei conti, se l’obiettivo è l’armonia del tutto in questo modo lo si ottiene certamente. Chi non è d’accordo, frushh! Bruciato! Quelli che restano sono in armonia per forza di cose. La Chiesa stessa stabilì che il papa è infallibile, dunque se brucia qualcuno lo fa in nome dell’armonia. Dio rinunciava solo al dettaglio dell’adesione volontaria al Bene, ma al punto a cui eravate arrivati si trattava di un’inezia, un distinguo insignificante.

Intervistatore:

Quindi, secondo lei Dio ha perso la scommessa?

Satana:

Non c’è dubbio! Lo scetticismo scientifico ha distrutto i comandamenti. I matematici hanno inventato la teoria dei giochi, che dice che l’unica scelta razionale, per Mario e Luisa, è tirare una moneta. Lo scetticismo ha messo in ridicolo la pretesa del papa di essere infallibile. La Chiesa ha rinunciato ai roghi, ma intanto il danno era fatto: chiunque, in questo momento, sa che non c’è nulla di più potente che mascherare il proprio potere dietro ad affermazioni non falsificabili: Dio lo vuole, dunque distruggiamo Palmira, mettiamo le bombe a Parigi, a Bruxelles, e chissà in quanti luoghi ancora… Come se davvero sapessero che cosa vuole Dio. Il poveretto è venuto da me, affranto, dichiarandosi sconfitto e consegnandomi le Chiavi che voi avete custodito così malamente.

Intervistatore:

Mi sta dicendo che il mondo adesso appartiene a Satana?

Satana:

Messere. Mi chiami Messere, con la “M” maiuscola.